Ho letto la sua dichiarazione in data odierna. Tanto per intenderci, quella nella quale chiede che vengano arrestati i “colpevoli di questo omicidio” – così lei definisce la finalmente realizzata volontà di Piero Welby, mio amico. Non mi arrischio a dirle cosa io pensi della sua dichiarazione e, a maggior ragione, di lei. Le possa giungere, però, almeno il mio pensiero, in quanto segue: le auguro di dimostrare con viva testimonianza personale che la sua volontà, in eguali condizioni, sia realmente diversa, a lungo, e forte. Affinché io possa farmene edificato.
Lei, onorevole, è individuo dalla carità pelosissima. Oggi, con la sua dichiarazione, anche ingrommata.
Luigi Castaldi
Oggi Piergiorgio Welby ha finito di soffrire.
La sua storia la conosciamo tutti. Ci tengo solo a fare alcune brevissime considerazioni. In primo luogo credo che non esista sofferenza più grande del vedere il proprio corpo immobilizzarsi lentamente, passare da organismo vivo e indipendente a massa inerte tenuta in attività da una macchina. In secondo luogo credo non ci sia nulla di più brutale, disumano e malvagio di non ascoltare la supplica di una persona che soffre e che chiede agli altri di fare per lui ciò che lui da solo non è più in grado di fare, ossia di alleviare le sue sofferenze, fargli vivere un trapasso dignitoso e più in generale aiutarlo ad essere fino alla fine ancora padrone di sè stesso. Welby non è stato ascoltato, il suo dolore è stato volutamente ignorato da una politica bigotta e schiava delle direttive dell'ultimo monarca assoluto che regna in Occidente. Questo nonostante l'opinione pubblica fosse visibilmente favorevole ad una legge contro l'accanimento terapeutico e al testamento biologico, nonostante i cittadini stessero con Welby. A coloro che hanno impedito a Welby di morire con dignità auguro solamente di incappare anche solo incidentalmente in un tale dolore, di vederlo da vicino, di comprendere come è la loro astensione, il loro diniego a non rispettare la vita delle persone che soffrono, a trattarle come non-umani. Perchè la vita senza volontà su sè stessi altro non è che schiavitù bella e buona, aggravata dall'esser perpetrata ai danni di chi nemmeno fisicamente potrebbe mai opporvisi, di chi a stento è in grado di far sentire la propria voce. Sono questi i momenti in cui la verità si rivela, in cui si realizza ciò che a volte si dice così, senza crederlo troppo, ossia che effettivamente il 90% della nostra classe politica è pura merda.
Anche questo blog, sebbene a mezzo servizio e con un imperdonambile ritardo, non può non ricordare un grande che nei giorni scorsi se n'è andato. Un ringraziamento a lui che con le sue idee e le sue teorie ha dato un impareggiabile contributo al libero mercato ed al pensiero libertario. Ciao Milton e grazie.
-3 giorni,
okay, se mi andrà tutto bene e potrò ritenermi soddisfatto, vendo me stesso e mi faccio un regalo da pazzo:

Attaccato per i prossimi anni ad un iperprostatico prof. avv. dott. lup. man. gran. figl. di putt. o incatenato e sfruttato con orari di lavoro da miniera da Inghilterra di Dickensiana memoria dall'ufficio milanese di un potente studio internazionale?
Ai posteri l'ardua sentenza...

Sarai nel vento che fa sventolare le nostre bandiere

Per la sezione "poesia" presentiamo ora due componimenti che pochi, ma che dico, pochissimi di noi possono comprendere ed apprezzare appieno, forse solo due persone al mondo, i due misteriosi autori dagli enigmatici nomi "coccodrillo poeta" ed "alieno genuflesso".
"
Pochi frammenti ci sono pervenuti di tutta la loro opera, ormai irrimediabilmente perduta. Ciònonostante è facile per ogni attento lettore tratteggiare i contorni della loro peculiare poetica, in cui si richiama forte il legame con la terra d'origine, la fertile ed opulenta emilia, e con tutte le sue realtà, a volte inspiegabilmente contraddittorie. Possiamo dunque vedere questi due brevi componimenti, i più riusciti dei quattro di cui si compone la loro opera, come un grido al cielo ed un inno a un mondo perduto, un'elegia capace di cesellare una pastorale quiete , ma allo stesso tempo sferzata da una vibrante invettiva dal carattere marcatamente dissacratorio."
Si ringrazia il Prof. Guidobaldo Maria Riccardelli per l'autorevole ed efficace recensione. Spyro queste le dedico alla nostra adolescenza, oramai sepolta dalla nostra canizie vituperosa. :-)
I DISAGI DELLA SOCIETA' CONTEMPORANEA
Alla Bruseda
andom ad imparer
che ghe d'la ginta
c'la faga un bel mister
Ma in co' in d'la streda
ghini trop furester
e per le arsane
ghe mia da lavurer
E l'eter de'
pinseva ad ona ledra
e po' m'è gnuda
in meinte sol to' medra
Col peder sengher
me vriva deregh sol
mo pover ragas
ma d'chi t'è dvintè fiol
DONZELLETTA CHE VIENI DALLA CAMPAGNA
Ma com t'è brota
at'sember un nimel
e quand t'ho vesta
agh son armes mel
E la to' pòsa (
puzza)
am' fa propia vomiter
quand l'ho sintinda
sun andè a cagher
I to' galoun
am' paren di persòt
e la to' pansa
l'è pina de stròt (
strutto)
T'è propia 'na scuresa
T'è propia 'no scursòt
T'è propia acsè brota
che me t'darè un casòt!
Tanto per mettere un paio di cosette in chiaro


Ogni giorno di più si sente la tua mancanza, ciao Indro.
Cecco Angiolieri..un genio.
S'i' fosse fuoco, arderei 'l mondo.
S'i' fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i' fosse vento, lo tempestarei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i' fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i' fosse 'mperator, ben lo farei:
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i' fosse morte, andarei a mi' padre,
s'i' fosse vita, non starei con lui:
similemente faria da mi' madre.
S'i' fosse Cecco, com' i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.
Tre cose solamente m'ènno in grado.
Tre cose solamente m'ènno in grado,
le quali posso non ben ben fornire,
cioè la donna, la taverna e 'l dado:
queste mi fanno 'l cuor lieto sentire.
Ma sì mme le convene usar di rado,
ché la mie borsa mi mett' al mentire;
e quando mi sovien, tutto mi sbrado,
ch'i' perdo per moneta 'l mie disire.
E dico: " Dato li sia d'una lancia! ",
ciò a mi' padre, che mmi tien sì magro,
che tornare' senza logro di Francia.
Ché fora a torli un dinar più agro,
la man di Pasqua che ssi dà la mancia,
che far pigliar la gru ad un bozzagro.